//Sai come si attribuisce la quotazione ad un’opera d’arte?

Sai come si attribuisce la quotazione ad un’opera d’arte?

Come si valuta un’opera d’arte? Chi attribuisce il valore ad un’opera? Come si fa a stabilire la quotazione di un artista? Lo scopriamo in questo video.

Ecco 5 aspetti che bisogna considerare per dare una quotazione ad un’opera: dimensione, notorietà dell’artista, qualità estetica dell’opera, storia dei passaggi di proprietà e stato di conservazione del pezzo.

Valutare un’opera d’arte non è cosa semplice, serve un bel po’ d’esperienza nel settore, una discreta conoscenza del mercato e anche quando queste condizioni sono verificate bisogna comunque accettare il fatto che potremo stabilire una forbice di valutazione che sia verosimile, ma questo non ci dà la garanzia che il pezzo non venga venduto al di sotto o al di sopra della sua quotazione.

Ma entriamo nel merito e cominciamo a capire bene di cosa si tratta.

Parliamo del primo aspetto: LA DIMENSIONE.

In arte vige la regola abbastanza elementare secondo la quale più è grande il pezzo e più è alto il suo valore. Ma a differenza di come si potrebbe pensare, un’opera non va valutata in metri quadri ma in metri lineari. Facciamo un esempio, consideriamo di dover valutare un’opera di dimensioni 50 x 70 cm, la grandezza di questa opera non la otteniamo dalla moltiplicazione dei due lati (superfice), quanto piuttosto dalla somma dei due lati, così da ottenere un’unica lunghezza in metri lineari, e dunque tornando al nostro esempio avremmo 1,20 metri lineari (e non 0,35 metri quadrati).

A questo punto per completare la formula dovremmo moltiplicare questo dato dimensionale per il coefficiente dell’artista (domani parleremo della NOTORIETÀ DELL’ARTISTA), il risultato va moltiplicato per 1000 e otterremo la valutazione in euro dell’opera. Tornando all’esempio, se il nostro artista avesse coefficiente 3, dovremmo moltiplicare la dimensione lineare 1,2 x 3 (coefficiente artista) e poi ancora pe 1000, il risultato sarebbe 3.600 euro.

Consideriamo comunque che nonostante questa formula sia utile per darci un’idea verosimile della quotazione di un’opera d’arte, è davvero una formula troppo rigida per attribuire una valutazione reale ad un pezzo, per questa ragione a questo dato vanno applicati una serie di correttivi utili a rendere la valutazione quanto più reale possibile.

 

NOTORIETÀ DELL’ARTISTA.

Abbiamo già parlato del “coefficiente d’artista” ovvero un numerino che viene attribuito agli artisti in maniera direttamente proporzionale alla loro notorietà. Difficile dare un range a questo coefficiente, potrebbe partire, per gli artisti meno noti, da 0,3 o anche meno per arrivare a 20 o anche 30 per i più noti. Il web è pieno di blog e siti che fanno lunghi elenchi con nomi di artisti storicizzati e i loro relativi coefficienti, alcuni (secondo la mia personalissima esperienza) sono davvero inverosimili. L’unico modo per conoscere la crescita di un artista è guardare i suoi risultati d’asta, perché l’unica legge che conta è quella del mercato. Tanti più collezionisti sono disposti a “gareggiare” in asta per attribuirsi un’opera di un artista, tanto più alta sarà l’aggiudicazione di quel pezzo, e se questa condizione si verifica parecchie volte per lo stesso artista, probabilmente siamo in presenza di una crescita di coefficiente. Che tradotto vuol dire che da quel momento in poi ci vorrà un budget più alto per poter acquistare un suo pezzo.

Ma come facciamo a capire se un artista è abbastanza noto? Bè anche qui dobbiamo fare uso del nostro buon senso. Le prime domande da porci sono: ha partecipato ad esposizioni internazionali? Biennale d’arte di Venezia? Quadriennali di Roma? I suoi lavori sono in esclusiva presso una galleria d’arte? E se sì, quanto è importante la galleria in questione? La sua produzione è costante? I suoi lavori sono riconoscibili? Ha apportato un contributo interessante al panorama della storia dell’arte? In tal senso consideriamo che già negli anni Sessanta gli artisti si ripetevano da tempo che in arte tutto era già stato fatto, per questa ragione l’arte contemporanea comincia a sperimentare nuovi territori e nuovi percorsi per aggiungere valore e creare nuove strade per l’arte. Ma la domanda più importante da farsi è, quanti collezionisti sono disposti ad acquista sue opere e quanto sono disposti a pagare per averne una nella propria collezione?

QUALITÀ ESTETICA DELL’OPERA.

Ed eccoci al punto più importante per la valutazione di un’opera d’arte: la bellezza dell’opera. Diciamo subito che la bellezza è intesa in senso molto ampio, non è la bellezza classicamente intesa, ma ha a che fare con l’equilibrio del pezzo, l’armonia, la capacità di trasportarci altrove (straniamento), la capacità di emozionarci, la capacità di rievocare in noi stimoli e rimandi. E allora diciamolo pure: se un pezzo non è bello, ovvero se un pezzo non ci piace abbastanza da sentirlo dentro lo stomaco, semplicemente non compratelo. Anche i più grandi artisti hanno prodotto opere minori, meno belle, non riuscite, se non addirittura brutte! Allora il grande nome non è in assoluto garanzia di qualità, un pezzo deve anche essere bello per essere valutato al massimo del suo potenziale. That’s it!

STORIA DEI PASSAGGI DI PROPRIETÀ.

Ricordo che qualche anno fa Il Giornale dell’Arte riportava una notizia che ancora oggi mi sembra utile citare, in quei giorni Sotheby’s (una delle più importanti case d’asta al mondo) aveva aggiudicato due Marylin di Andy Warhol con ben uno zero di differenza, eh si! Avete capito bene! I pezzi erano praticamente uguali, stesse misure stesso soggetto, entrambi appartenenti alla stessa tipologia, differivano solo di un piccolissimo (ma evidentemente non trascurabile) dettaglio: la storia del pezzo.

Uno aveva una storia abbastanza limpida, uno o due passaggi di proprietà, l’altro invece era passato per diverse collezioni private, di cui alcune abbastanza sconosciute al mondo dell’arte, ebbene questo ha “sporcato” la storia del pezzo, al punto da portare il mercato ad aggiudicare le due opere a cifre decisamente differenti.

E allora come possiamo noi collezionisti sapere destreggiarci in un mercato così sensibile e complicato, senza rischiare di sottovalutare dettagli che invece fanno tutta la differenza?

Anche qui interviene il buon senso, scegliamo con cura i nostri venditori o magari, se ne abbiamo la possibilità, affidiamoci ad un consulente. Che senso avrebbe acquistare un’opera d’arte per poi scoprire che vale meno di quanto ci era stato prospettato? Evitiamo di sprecare i nostri soldi e cerchiamo di affidarli a venditori professionisti e solidi, persone insomma che potremo ricontattare per un qualsiasi dubbio o se un domani volessimo rivendere il nostro pezzo da collezione.

 

STATO DI CONSERVAZIONE DEL PEZZO

L’arte è come il vino, scopri se è buona solo quando invecchia. Se si tratta di un prodotto di qualità il tempo ne rivelerà tutto il suo valore, ma se è scadente ti pentirai di non averlo “consumato” subito, e maledirai il venditore che te l’ha rifilato (che magari sarà già scappato in qualche isola esotica a godersi il bottino). Francesco Bonami, noto critico d’arte, scrive che ci sono opere che accumulano patina, ovvero che diventano più preziose nel tempo, e opere che accumulano solo polvere.

Ma partiamo dal presupposto che il pezzo che hai tra le mani sia un pezzo di qualità, bello, di valore e anche storico; supponiamo che si tratti di un’opera che abbia più di 50 anni, o magari anche di più, come si può pretendere che sia intatto?! È ovvio che qualche segno del tempo dovrà pure averlo.

È come pretendere che una donna di 50 anni non abbia neanche una ruga. A 50 anni è quasi certo che il suo viso e il suo corpo non saranno come erano decine di anni fa, e se così non fosse, bè c’è di certo qualcosa che non va – o è rifatta o mente sulla sua età.

Ecco io non ho nulla contro la chirurgia estetica, a volte ci sono bellissime donne rifatte, ma le opere d’arte le voglio originali! E credo anche voi!

Quindi vi consiglio di diffidare dai pezzi storici e intatti, qualcosa non va! I segni del tempo, se l’opera è buona, regalano patina, e se l’opera invece non è buona e non vale granché, evitate di comprarla, perché presto potreste trovarvi solo con un mucchio di polvere.

Detto questo ci sono opere che si conservano bene e altre che invece sono un po’…trascurate! È chiaro che un pezzo ben conservato ha una valutazione più alta rispetto ad un pezzo in pessime condizioni. Anche qui oltre ogni tecnicismo, il buon senso è il nostro miglior consigliere. That’s it!

 

CONCLUSIONI

Ricordiamoci che al di là di ogni formula e di ogni coefficiente quel che conta è il buon senso, quindi prima di attribuire una valutazione ad una opera, chiedetevi sempre: a questo prezzo, questa opera, potrebbe avere un mercato?

By |2018-09-25T20:21:02+00:00September 25th, 2018|Quotazione Arte|0 Comments

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