//La cornice perfetta per un’opera su carta

La cornice perfetta per un’opera su carta

Amo la carta. La carta è viva, delicata, fragile e allo stesso tempo può essere robusta e corposa, a volte così materica da essere bella di per sé. E poi la carta è il primo spazio fisico dove le idee vengono messe nero su bianco. Un artista, qualsiasi sia il suo progetto artistico, parte sempre da un bozzetto, trasferendo la sua idea dalla sua mente al foglio di carta.

Per questo la mia collezione d’arte è fatta di opere su carta: carte dipinte, disegni, grafica d’autore, ma sempre carta.

Mettere un’opera su carta dentro una cornice è tanto doveroso – data la sua fragilità – quanto complicato dal punto di vista estetico.
Migliaia di esposizioni ci dimostrano quanto ogni volta che proviamo a proteggere la nostra opera su carta inserendola dentro una cornice (qualsiasi essa sia), che si tratti di una cornice composta, moderna e minimalista, oppure di una cornice pomposa, barocca e piena di ghirigori, generalmente il risultato è sempre lo stesso: l’opera perde la sua forza e passa sottotono.

Forse questo è il motivo per cui, nonostante le opere su carta siano estremamente belle e raffinate, quando le vediamo esposte rischiano di essere meno accattivanti di quelle realizzate su supporti più materici (tavole, tele,ecc.).
Da architetto e designer mi sono più volte posta il problema di come valorizzare la mia collezione (di opere su carta) attraverso una cornice progettata appositamente, con l’unico scopo di valorizzare l’opera (e al contempo proteggerla).

Per sviluppare un progetto consono alle mie aspettative sono partita da quella caratteristiche che a mio avviso fa della carta un supporto estremamente affascinante per un’opera d’arte: il suo margine.
I margini della carta raccontano la sua storia, la sua flessibilità, il suo vissuto. Possono essere ondulati se il colore con cui sono state lavorate è a base di acqua, possono essere leggermente usurati se si tratta di una carta antica, possono essere estremamente spessi e irregolari se si tratta di una carta fatta a mano. E allora perché nasconderli? Perché coprire con cornici e passepartout quell’elemento così narrativo ed eloquente?
Per questa ragione nelle mie cornici il margine della carta è tutto a vista, anche quando riporta imperfezioni o addirittura lacune, quella è la sua storia, e io vado estremamente fiera della storia delle opere della mia collezione, tanto da volerla raccontare a chi le osserva.

Quando scegliamo una cornice consideriamo che la carta essendo un supporto leggero e rigoroso, composto ed essenziale, ci appare già discreta e quasi impalpabile, come una frase appena sussurrata. Per questo alcuni tenteranno di contrastare questo aspetto affiancandola ad una cornice piena di ghirigori, diciamo barocca, così da sottolineare l’importanza di quell’opera.

Questo finirà col dare estremo rilievo alla cornice e rendere la nostra opera ancora più sottotono, quasi silente, diciamo che andremo a sovrastare l’opera in maniera prepotente, potremmo definire questa pratica “effetto vampiro”.

Altri invece sceglieranno una cornice più minimalista, composta, moderna, diciamo in linea con la compostezza della carta. Questo inevitabilmente renderà piatta la nostra opera su carta, ai limiti del banale, mortificandola. Potremmo definire questa pratica “effetto sordina”.
E poi c’è il solito problema: la cornice in genere porta in secondo piano l’opera, facendola indietreggiare.

Per questa ragione le mie cornici sollevano la carta dal supporto di base della cornice, le danno rilievo e spessore, in pratica l’opera risulta in primo piano rispetto a tutto il complesso. La mettono in evidenza rendendola protagonista. Del resto ricordiamoci che la cornice è a servizio dell’opera e non viceversa.

E poi c’è un terzo aspetto, la maggior parte delle cornici a servizio del mercato dell’arte sono cornici industriali. Premesso che non ho nulla contro la produzione industriale che anzi ha portato sviluppo anche nel campo dell’arte e del design, rendendo molti prodotti accessibili spesso senza perdere la qualità del progetto (come ci insegna l’esperienza della Bauhaus), tuttavia quando affianchiamo un’opera d’arte ad una cornice industriale, la maggior parte delle volte ne viene fuori un risultato insoddisfacente – possiamo dire che si vede tutta quella freddezza dell’industria di cui parla John Ruskin e che è alla base della filosofia di pensiero del movimento Arts and Crafts.

Per questa ragione le mie cornici, pur utilizzando materiali industriali e conservando un aspetto minimalista, sono artigianali e dipinte a mano. La mano dell’uomo è palpabile ed evidente, possiamo apprezzare la pennellata dei decori e l’unicità del miscuglio di colori miscelati a mano. Non ci saranno mai due cornici identiche, come non ci saranno mai cornici perfette, perché ogni cornice è pensata, progettata, realizzata e dipinta apposta per quell’opera e ne valorizza le forme anche con quell’imperfezione che non è difetto ma valore.

Ed ecco che come per magia la mia collezione di opera su carta diventa eloquente, emozionante ed energica, pur non perdendo la leggerezza, la compostezza e il minimalismo che solo la carta riesce a regalarci.

By |2018-12-14T07:36:10+00:00May 31st, 2018|Opere su Carta|0 Comments

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